"In Europa ci sono già i presupposti per l'esplosione di un conflitto sociale. Questo è il seme del malcontento, dell'egoismo e della disperazione che la classe politica e la classe dirigente hanno sparso. Questo è terreno fertile per la xenofobia, la violenza, il terrorismo interno, il successo del populismo e dell'estremismo politico."

sabato 30 marzo 2019

Quanti altri "errori" del genere sono attualmente in corso?




Più di mille italiani intercettati sul cellulare, per errore, da hacker di Stato
Il problema scoperto e denunciato dalla società no profit Security Without Borders. Il software, lo spyware "Exodus", era pensato per spiare legalmente criminali ma per un presunto errore di programmazione ha finito per intercettare anche cittadini normali
di ALESSANDRO LONGO   Repubblica.it  Tecnologia
30 marzo 2019
ROMA - Alcune centinaia di utenti italiani, forse oltre un migliaio, sono stati infettati per errore da un software pensato per intercettazioni di Stato, tramite una ventina di app inserite su Google Play Store. Lo spyware, il cui nome è Exodus, è stato scoperto dalla società no profit Security Without Borders, in un'inchiesta fatta in collaborazione con la rivista Motherboard. A quanto si legge nel rapporto, come poi confermato da molti esperti a Repubblica, Exodus è usato dalle principali procure per intercettare criminali (le loro telefonate, registrare i suoni ambientali, copiare la rubrica, il registro telefonico, la posizione gps, le conversazioni Facebook e via di questo passo). Il problema è che per un errore nel codice questo software finiva per intercettare in modo indiscriminato chiunque scaricasse queste app con lo spyware, presenti liberamente sullo store di Google (prima che Big G le rimuovesse proprio nei giorni scorsi). Perlopiù si trattava di app (ovviamente all'apparenza normali) che si presentavano come strumenti per migliorare le prestazioni del cellulare oppure per ricevere offerte promozionali del proprio operatore e quindi esclusive per chi le installava.

Che cosa è successo a chi ha scaricato l'app
Una volta installata l'app, lo spyware permette, a chiunque lo controlli, di gestire a distanza il cellulare dell'utente. Il controllore può essere la società che ha sviluppato il software o chiunque ci abbia poi messo le mani e sia riuscito a farlo installare all'utente. Il rapporto pubblica una lunga lista delle cose che lo spyware permette di fare. In sostanza è possibile sapere non solo tutto quello che l'utente sta facendo con il cellulare; ma anche le cose che fa - di persona, fisicamente - quando ha il cellulare con sé. Oltre alle chiamate, le chat (anche quelle in teoria criptate), gli indirizzi web visitati, la rubrica dei contatti, le foto scattate, i suoi appuntamenti messi in agenda, rivela anche la sua posizione fisica momento per momento (registrata dal gps e dalle antenne degli operatori). La password del Wi-Fi, poi,  permette di entrare nella rete domestica dell'utente e fare ulteriori intercettazioni. Il controllore dello spyware può aprire il microfono del cellulare e quindi ascoltare tutti i rumori circostanti, quindi le conversazioni fatte di persona dall'utente. Può far scattare foto e così vedere i volti delle persone vicine allo smartphone.

Il sistema delle intercettazioni di Stato
Le cyber intercettazioni di Stato funzionano così. "Dopo l'autorizzazione del giudice, l'intercettato viene indotto a scaricare lo spyware, che in gergo si chiama captatore informatico", spiega Gerardo Costabile, co-fondatore in Italia dell'associazione internazionale IISFA - International Information Systems Forensics Association, ceo di DeepCyber, un passato nella Guardia di Finanza e in Poste Italiane. Per esempio, si fa mandare dall'operatore all'indagato un sms per scaricare l'app contenente lo spyware, con la promessa di uno sconto (gli operatori sono tenuti a collaborare con le forze dell'ordine) o si usano altre tecniche di ingegneria sociale per indurre al download. Uno spyware può essere nascosto, dagli hacker al soldo delle forze dell'ordine, anche in un aggiornamento del firmware del cellulare. "Il problema è che queste app con lo spyware erano scaricabile da chiunque e potevano intercettare chiunque; non funzionava infatti il filtro per limitare l'intercettazione solo ai cellulari degli indagati (identificabili dal trojan tramite il codice Imei del dispositivo)", spiega Costabile, come riportato anche da Security Without Borders. Non solo: secondo il rapporto, l'intercettazione di per sé era fatta in modo poco sicuro, quindi persone fisicamente vicine all'intercettato avrebbero potuto - via Wi-Fi - a loro volta spiarlo.


mercoledì 27 marzo 2019

Riuscirà l'Unione Europea a sopravvivere alla propria censura?




Can the EU Survive Its Own Censorship?
The EU’s new, comprehensive new Copyright Directive passed the European Parliament ensuring the way we use the Internet will change in the future.
And not for the better.
The controversial parts are Articles 11 and 13, the “link tax” and the “upload filter” requirements. For a good run down of how terrible these new rules are look anywhere on the internet but this article at Gizmodo (who I hope doesn’t charge me a link tax for doing so!) will do.
I would also watch this video from Dave Cullen, a resident of Ireland, i.e. the EU, as to what he thinks this means.
Dave makes a number of fantastic points about the ramifications of Articles 11 and 13 which I will not dispute.
The arrogance and pig-headedness of EU MEPs to push this through without even listening to arguments for Amendments speaks volumes as to how much this legislation was bought and paid for.
And you know who was doing the buying. The same folks currently behind destroying Brexit — The Davos Crowd. I don’t want to put too fine a point on this now, since I’ve covered all this recently (here) and in the past (here ).

Controlling The Wire

But there are very valid reasons why this push for control of information flow from the EU is yet another example of their desperations to keep control of what I’ve in the past called The Wire:
In short, The Wire is the main conduit through which we communicate with each other. Even money is The Wire. What are prices if not information about what we are willing to part with our money in exchange for?
Without The Wire modern society fails. So, government can’t shut it down but neither can it allow unrestrained access to it.
Electricity, commerce, communications, everything, goes over The Wire. 
This isn’t a radical concept but like all important ideas, once it is presented to you you can’t unsee it.

Control of The Wire is the only fight that matters or has ever mattered in society. The Internet is The Wire writ large. Therefore, it only makes sense that control of it is paramount to maintaining any control over society at large.
The corporate oligarchs are in fear for their projects. They want desperately to maintain control. They’ve worked for decades to evolve the nation-state into the new shiny transnational superstate the EU exemplifies.
The new Copyright Directive is designed to erect barriers-to-entry and shut down opposition speech by outsourcing the enforcement to the platforms hosting the material.
And those platforms are only too happy to do this because they get to crowd out any potential competition. So, while their costs increase slightly, they are now immune to the competition which would grind out their margins to zero over time, as any unfettered market would.
Remember, that in all human endeavors profit is an ever-elusive thing. With incentives properly aligned someone is always attracted to the profit someone else is achieving and will figure out a way to build a better mousetrap, as it were, grinding out that profit.
If you can short-circuit this process via control of The Wire then you can guarantee a profit for your past work for far longer than you would otherwise.
This is known as rent.


domenica 24 marzo 2019

Francia: dal terrorismo al "terrorismo interno", la fantasia di "Uropia, il protocollo Maynards" rischia di avverarsi?

Se c'è un Paese che sembra essere sulla strada di realizzare la distopia di "Uropia, il protocollo Manards", in questo momento è sicuramente la Francia.
Qui di seguito un articolo di Pascale Pascariello da Mediapart, eccellentemente -come sempre- tradotto e portato alla mia attenzione da Voci dall'Estero:





La rivista online indipendente Mediapart pubblica un’intervista a dei militari francesi prima dell’Atto XIX, per il quale  Macron ha mobilitato l’esercito. I militari esprimono le loro preoccupazioni sui pericoli per lo stato di diritto, dato che i soldati non sono addestrati per fronteggiare manifestazioni di piazza, né sono propensi a considerare i cittadini francesi dei nemici da combattere.  Come afferma uno di loro, solo nelle dittature si ammazzano i manifestanti.

di Pascale Pascariello, 22 marzo 2019

Mercoledì Benjamin Griveaux , il portavoce del governo, ha annunciato la mobilitazione dei soldati dell’ “Operazione Sentinelle” per garantire la sicurezza nella prossima manifestazione dei gilet gialli in programma per Sabato 23 marzo.
  
Da parte sua, il Ministro della Difesa, Florence Parly, si è mostrato rassicurante nel dire ai parigini, venerdì 22 marzo, che la missione militare “intende proteggere gli edifici pubblici ed è fuori questione  che l’esercito debba affrontare i dimostranti”. Una versione molto diversa da quella del generale Bruno Leray, comandante militare di Parigi, pubblicata lo stesso giorno su France Info.  Il generale ha dichiarato che i soldati “hanno varie modalità di azione per far fronte alle diverse possibili minacce […]. Se le loro vite o quelle delle persone che stanno difendendo saranno minacciate, potranno arrivare ad aprire il fuoco’“.
  
Il Codice della difesa prevede che le forze armate possano essere “legalmente obbligate” a partecipare al mantenimento dell’ordine. I soldati dell’esercito, della marina o delle forze aeree vengono mobilitati per “missioni” a rinforzo della polizia, per “missioni di protezione” e “in ultima analisi, possono essere mobilitati per azioni di forza che richiedano misure di sicurezza eccezionali.”
  
L’uso dei militari e l’annuncio da parte del governo della loro presenza questo sabato ha lo scopo di mostrare una maggiore fermezza, ma questo uso repressivo dell’esercito è molto pericoloso“, lamenta Michel Goya. L’ex colonnello ha comandato un reggimento di fanteria della marina prima di insegnare all’Ecole Pratique des Hautes Etudes. Oggi cura un blog, La voie de l’épée (La voce della spada), dedicato all’analisi e alla storia militare.

Durante la guerra d’Algeria, l’esercito è stato usato perché si riteneva di di fronteggiare un nemico, un’organizzazione armata, il che poteva essere discutibile ma era accettato. Ma in Francia, nella Francia continentale, l’ultima volta che i soldati hanno partecipato a delle operazioni di polizia e di mantenimento dell’ordine, è stato nel 1947” precisa Michel Goya.

Quando i soldati intervenivano nei movimenti sociali, all’inizio del secolo, contro i vignaioli del sud o contro i minatori del nord, è sempre stata una tragedia. Ecco perché dopo la prima guerra mondiale questi sono stati rimossi dalle forze dell’ordine ed è stata creata la gendarmeria mobile“, ricorda Goya.

Il generale si dichiara preoccupato per il cambio di prospettiva sull’uso dei militari. “A partire dal piano Vigipirate (Vigilanza e Protezione dei servizi contro il rischio di attentati terroristici stragistici), i militari sono stati presenti nei movimenti sociali senza venire coinvolti, perché non devono esserlo. La loro presenza era stata legittimata dalla lotta contro il terrorismo, che era un piano a lungo termine e del quale, ancora, si può discutere. Ma in nessun caso il loro nemico erano i cittadini che manifestavano per ragioni economiche e sociali.

Il ricorso all’esercito equivale a “designare un nemico, come accade in guerra. In questo caso, i gilet gialli sono il nemico“. Il generale vede in questa strategia come un tentativo da parte del governo di “elevare i cittadini al rango di nemico, elevando il livello della risposta. Ebbene la risposta per noi non può essere commensurata. Se c’è aggressione, c’è l’uso di armi, armi letali. I ministri della Difesa e dell’Interno hanno un bel dire che i militari non saranno in prima linea, ma cosa accadrà se i manifestanti cercheranno di attaccare gli edifici che essi devono proteggere? O l’esercito ne esce umiliato per aver dovuto subire un’aggressione, o diventa un massacro, di cui lo Stato sarà responsabile “.

In ogni caso, “questo governo ha superato il limite. Perché dopo una manifestazione sono possibili due scenari: o l’ordine pubblico sarà stato mantenuto senza troppi danni, e quindi il ricorso all’esercito sarà considerato efficace e utile. Oppure sarà una tragedia, e saranno necessarie altre mobilitazioni“. Michel Goya si rammarica che il governo abbia ceduto a “una vecchia richiesta dei sindacati di polizia. Siamo in un contesto interno, sociale. La risposta che viene data è aberrante. Il governo sta dichiarando guerra ai gilet gialli“.

Il giornalista Jean-Dominique Merchet, specializzato in questioni della difesa, commenta così in un articolo su L’Opinion: “La compartimentazione giuridica tra sicurezza interna e difesa esterna, fondata sulla distinzione tra delinquente e nemico, è una delle basi della democrazia sull’uso della forza. La lotta contro il terrorismo aveva già minato questo principio. Mobilitando le forze armate di Sentinelle per mettere in sicurezza “siti ad alto rischio” dai manifestanti, il potere esecutivo, visibilmente disorientato dall’Atto 18, assume un nuovo considerevole rischio.

Secondo il generale Vincent Desportes, “per quanto questo ricorso alle forze armate sia giuridicamente fondato, applicarlo oggi alle manifestazioni rappresenta un grande rischio politico. L’esercito è l’ultima risorsa. L’esercito non è assolutamente adatto per far fronte a una situazione di questo tipo. Durante le operazioni a Sarajevo o in Costa d’Avorio, ad esempio, le truppe venivano addestrate nel cosiddetto “controllo della folla”, operazioni simili al mantenimento dell’ordine nei movimenti di protesta”.

Il generale specifica che queste operazioni non solo risalgono all’inizio degli anni 2000, ma che sono state realizzate in territorio straniero e soprattutto che “l’esercito ha rinunciato ad essere addestrato al mantenimento dell’ordine, perché è molto riluttante nei confronti di tali missioni. Dopo tutto, i soldati non sono più addestrati degli agenti di polizia utilizzati a rinforzo nelle manifestazioni dei gilet gialli e che, per mancanza di esperienza, commettono errori“.

sabato 23 marzo 2019

Contromano, una critica dell'ideologia politicamente corretta

Con piacere il comunicato stampa sulla pubblicazione del mio libro è stato pubblicato -fra gli altri- anche su l'Interferenza di Fabrizio Marchi.
Volentieri ricambio il favore promuovendo il suo libro "Contromano, critica dell'ideologia politicamente corretta", un libro in cui vengono affrontati non pochi argomenti toccati anche da "Uropia il protocollo Maynards" (immigrazione, sostanziale equivalenza tra "Destra" e "Sinistra" politiche, autoritarismo, il principio di conformità ossia il politicamente corretto) pur se dalla prospettiva marxista dell'autore :



Confesso di non averlo ancora letto, motivo per cui vi consiglio vivamente di consultare queste approfondite e ricche recensioni: una più politica di Eros Barone ed una più "privata" di Roberto Donini; qui invece una più filosofica di Antonio Martone, ed una un po' onnicomprensiva di Alessandro Visalli.
Non si tratta tanto di condividere l'impostazione ideologica né dell'autore né dei recensori, bensì constatare la percezione diffusa, la sensazione che "qualcosa sta cambiando" e che qualcosa sta per succedere, qualcosa di epocale.
Un po' come gli animali durante le catastrofi naturali, è innegabile che stiamo tutti annusando che sta per accadere qualcosa di grosso: dove andiamo da qui?



lunedì 11 marzo 2019

Intervista all'autore Pietro Bargagli Stoffi su Tempostretto.it





Una bella chiacchierata a proposito di Sicilia, di Unione Europea, di democrazia, libertà e diritti, di tecnologia, di presente e ...distopia. Tutta l'intervista qui: https://www.tempostretto.it/news/

mercoledì 6 marzo 2019

Una giornata col Premio Nobel...




I am honored to have had the unique opportunity to meet Prof. Muhammad Yunus, Nobel Peace Prize.
And I have been blessed to discuss with him about my new thriller "Uropia, il protocollo Maynards" and its core-themes (democracy, freedom, security, dictatorship).
And also about my country and his meeting with the Vice Prime Minister of Italy, Luigi di Maio; and about unemployment, humankind and Artificial Intelligence.
This all, inside a private once-in-life conversation of three hours, during a road-trip to Dijon.
Many thanks to Dr. Yunus for his humanity and strength, kindness and simplicity.


lunedì 4 marzo 2019

Europa sovrastatale e scioglimento degli stati nazionali: da tema di una distopia fantasiosa a progetto politico di Macron

Lettera aperta del Presidente francese Emmanuel Macron pubblicata sul sito dell'Eliseo:
"Cittadini d’Europa,
Se prendo la libertà di rivolgermi direttamente a voi, non è solo in nome della storia e dei valori che ci riuniscono. È perché è urgente. Tra qualche settimana, le elezioni europee saranno decisive per il futuro del nostro continente.
Mai dalla Seconda Guerra mondiale, l’Europa è stata così necessaria. Eppure, mai l’Europa è stata tanto in pericolo.
La Brexit ne è l’emblema. Emblema della crisi dell’Europa, che non ha saputo rispondere alle esigenze di protezione dei popoli di fronte alle grandi crisi del mondo contemporaneo. Emblema, anche, dell’insidia europea. L’insidia non è l’appartenenza all’Unione europea ma sono la menzogna e l’irresponsabilità che possono distruggerla. Chi ha detto ai Britannici la verità sul loro futuro dopo la Brexit? Chi ha parlato loro di perdere l’accesso al mercato europeo? Chi ha evocato i rischi per la pace in Irlanda tornando alla frontiera del passato? Il ripiego nazionalista non propone nulla; è un rifiuto senza progetto. E questa insidia minaccia tutta l’Europa: coloro che sfruttano la collera, sostenuti dalle false informazioni, promettono tutto e il contrario di tutto.
Di fronte a queste manipolazioni, dobbiamo resistere. Fieri e lucidi. Dire innanzitutto cos’è l’Europa. È un successo storico: la riconciliazione di un continente devastato, in un inedito progetto di pace, di prosperità e di libertà. Non dimentichiamolo mai. E questo progetto continua a proteggerci oggi: quale paese può agire da solo di fronte alle aggressive strategie delle grandi potenze? Chi può pretendere di essere sovrano, da solo, di fronte ai giganti del digitale? Come resisteremmo alle crisi del capitalismo finanziario senza l’euro, che è una forza per tutta l’Unione? L’Europa, sono anche quelle migliaia di progetti quotidiani che hanno cambiato il volto dei nostri territori, quel liceo ristrutturato, quella strada costruita, l’accesso rapido a Internet che arriva, finalmente. Questa lotta è un impegno di ogni giorno perché l’Europa come la pace non sono mai acquisite. In nome della Francia, la porto avanti instancabilmente per far progredire l’Europa e difendere il suo modello. Abbiamo dimostrato che quanto ci dicevano inaccessibile, la creazione di una difesa europea o la tutela dei diritti sociali, era possibile.
Ma occorre fare di più, più rapidamente. Perché c’è l’altra insidia, quella dello status quo e della rassegnazione. Di fronte alle grandi crisi del mondo, i cittadini molto spesso ci dicono: “Dov’è l’Europa? Che fa l’Europa?”. È diventata ai loro occhi un mercato senz’anima. L’Europa invece non è solo un mercato, è un progetto. Un mercato è utile, ma non deve far dimenticare la necessità di frontiere che proteggono e di valori che uniscono. I nazionalisti sbagliano quando pretendono di difendere la nostra identità con il ritiro dall’Europa, perché è la civiltà europea che ci riunisce, ci libera e ci protegge. Ma anche coloro che non vorrebbero cambiare nulla sbagliano, perché negano le paure che attanagliano i nostri popoli, i dubbi che minano le nostre democrazie. Siamo in un momento decisivo per il nostro continente; un momento in cui, collettivamente, dobbiamo reinventare politicamente, culturalmente, le forme della nostra civiltà in un mondo che si trasforma. È il momento del Rinascimento europeo. Pertanto, resistendo alle tentazioni del ripiego e delle divisioni, vi propongo di costruire insieme questo Rinascimento su tre ambizioni: la libertà, la protezione e il progresso.
 

- Difendere la nostra libertà

Il modello europeo si fonda sulla libertà dell’uomo, sulla diversità delle opinioni, della creazione. La nostra prima libertà è la libertà democratica, quella di scegliere i nostri governanti laddove, ad ogni scrutinio, alcune potenze straniere cercano di influenzare i nostri voti. Propongo che venga creata un’Agenzia europea di protezione delle democrazie che fornirà esperti europei ad ogni Stato membro per proteggere il proprio iter elettorale contro i cyberattacchi e le manipolazioni. In questo spirito di indipendenza, dobbiamo anche vietare il finanziamento dei partiti politici europei da parte delle potenze straniere. Dovremo bandire da Internet, con regole europee, tutti i discorsi di odio e di violenza, in quanto il rispetto dell’individuo è il fondamento della nostra civiltà di dignità.