"In Europa ci sono già i presupposti per l'esplosione di un conflitto sociale. Questo è il seme del malcontento, dell'egoismo e della disperazione che la classe politica e la classe dirigente hanno sparso. Questo è terreno fertile per la xenofobia, la violenza, il terrorismo interno, il successo del populismo e dell'estremismo politico."

mercoledì 20 gennaio 2021

Come i Governi combattono la libertà di informazione sui Social Media

L'attacco hacker a Telegram è riconducibile alle proteste di Hong Kong, dice Durov

11:41, 14 giugno 2019, AGI.IT, di Raffaele Angius





Il fondatore della popolare app russa di messaggistica ha denunciato l'attacco informatico, secondo lui riconducibile al governo cinese

La popolare app di messaggistica Telegram denuncia di aver subito un attacco informatico mirato a sospenderne il servizio, ricollegandolo ai recenti scontri che si stanno verificando a Hong Kong. Secondo quanto riporta l’account Twitter della società russa, dietro al tentativo di sabotaggio ci sarebbe il governo cinese, accusato di aver compiuto degli attacchi Distributed Denial of Service (DDoS), che prevedono l’invio simultaneo di centinaia di gigabyte di dati per causare interruzioni al servizio.

“Gli indirizzi di provenienza dell’attacco risalgono prevalentemente alla Cina. Storicamente, tutti gli attacchi DDoS che abbiamo subito (compatibili con, ndr) una forza statale - 200-400 gigabyte al secondo di spazzatura - coincidevano con delle proteste a Hong Kong (che vengono coordinate su Telegram)”, scrive Pavel Durov, fondatore e amministratore delegato del servizio.

Negli ultimi giorni la popolazione di Hong Kong ha invaso le strade della città, in protesta contro una proposta di legge che permetterebbe la consegna di fuggitivi anche a Paesi con cui non è in vigore un trattato in questo campo, tra cui la Cina. Risorsa spesso utilizzata come strumento di coordinamento tra gli attivisti, Telegram accusa proprio Pechino di essere responsabile dell’attacco.

Una ironica descrizione di come avviene un Distributed Denial of Service l’ha fornita lo stesso account Twitter di Telegram, che scrive: “Immaginate che un esercito di lemmings vi superi in coda dal McDonald - e che ognuno abbia ordinato un whopper (tipico panino del menù di Burger King). Il server è impegnato a dire a tutti i lemmings che sono nel posto sbagliato - ma sono così tanti che il server non può nemmeno vedervi per provare a prendere il vostro ordine”.

“Fortunatamente - si legge - questi lemming sono lì solo per sovraccaricare il servizio, ma non possono in alcun modo rubare la vostra Coca Cola e il vostro BigMac”, in riferimento al fatto che l’obiettivo dell’attacco non è quello di acquisire i dati degli utenti.

La cifratura di Telegram

Meno sicuro di quanto si creda, il servizio di messaggistica non offre la cifratura end-to-end delle comunicazioni come impostazione di base. In verità, qualunque messaggio inviato nella modalità di default, è cifrato end-to-server: questo vuol dire che la comunicazione non è intercettabile da attori esterni, ma anche che chi gestisce i server di Telegram possiede le chiavi di accesso per leggere il contenuto dei messaggi. I server di Telegram risiedono in Russia.

Il meccanismo scelto da Telegram è funzionale alla sincronizzazione delle conversazioni tra più dispositivi (basato sul cloud), ma è meno sicuro di quello fornito da servizi concorrenti come Whatsapp e, soprattutto, Signal Private Messenger - app progettata specificamente per attivisti e giornalisti.

Per ottenere un livello di sicurezza paragonabile a quello di Signal anche su Telegram, l’utente deve avviare specifiche conversazioni private, che hanno la funzione aggiuntiva della cifratura end-to-end. Tuttavia, il codice sorgente di Telegram è solo parzialmente pubblico: ragione per la quale è difficile determinare se la app sia programmata correttamente e sia in effetti sicura. 


Link originale: https://www.agi.it/cronaca/telegram_attacco_hacker-5658772/news/2019-06-14/

martedì 8 dicembre 2020

Dal Cashless alla mass-surveillance, il (primo) passo è breve

Piano cashless, prove tecniche per il Grande Fratello? 

ItaliaOggi, 07/12/2020




Un fisco insolitamente generoso, che promette di restituire ai contribuenti con la lotteria degli scontrini e con il cashback. L’Agenzia delle entrate ha prontamente fugato il sospetto che questa strana inversione dei ruoli sia finalizzata al maggior controllo sui movimenti dei cittadini. Ma anche l’accesso all’anagrafe tributaria originariamente era riservato a pochi selezionati funzionari.

di Marino Longoni

Un fisco insolitamente generoso, che promette di restituire ai contribuenti fino al 10% delle spese effettuate con mezzi di pagamento tracciabili. E per chi preferisce il brivido del gioco d'azzardo c'è anche la lotteria degli scontrini che lascia sognare ricchi premi ai contribuenti dotati di carta di credito e disponibili ad abbandonare l'atavica predilezione per il denaro frusciante.
Una energica azione di marketing, non c'è che dire. Volta a fare un deciso passo in avanti verso la digitalizzazione delle transazioni. Quindi verso la lotta all'evasione, che nel controllo delle transazioni economiche spera di trovare un asset decisivo.

Naturalmente, l'Agenzia delle entrate ha prontamente fugato il sospetto che questa strana inversione dei ruoli, il fisco che regala soldi invece di pretenderli, sia finalizzata al perseguimento di un sempre maggior controllo sui movimenti dei cittadini. I regolamenti attuativi e le faq presenti sul sito dell'Agenzia delle dogane e dei monopoli precisano che i dati degli acquisti effettuati dai contribuenti per partecipare alla lotteria non avranno alcun altro tipo di utilizzo.
Idem il cashback: il decreto attuativo spiega che i dati saranno usati solo per la realizzazione delle operazioni di rimborso.

Ma c'è chi ricorda che anche l'accesso all'anagrafe tributaria, la più grande e delicata banca dati esistente in Italia, originariamente era riservato a pochi selezionati funzionari dell'Agenzia delle entrate, poi è stato esteso gradualmente fino al punto che ormai ora ci entra praticamente chiunque abbia un minimo di interesse riconosciuto, parliamo di centinaia di migliaia di soggetti. Finirà così anche in questo caso.
Piano piano le esigenze della lotta all'evasione, al riciclaggio, al terrorismo, del controllo sociale, trasformeranno un premio in un'assenza di alternative e poi in un obbligo. E i dati saranno usati per tutti gli scopi ritenuti utili.

Anche perché, se si fosse voluto semplicemente incentivare i pagamenti elettronici, sarebbe bastato obbligare il negoziante a fare uno sconto a chi pagava col bancomat, rimborsato dal fisco.
Sarebbe costato meno e avrebbe evitato tutte le complicazioni legate all'operazione cashback.
Ma non avrebbe consentito di mettere in piedi quel sistema complesso che domani potrà essere usato per un maggior controllo sociale. 

lunedì 30 novembre 2020

Intervista di Marianna Visconti (@LegoetCogito.Blog) a Pietro Bargagli Stoffi

Le interviste di Lego et Cogito: Pietro Bargagli Stoffi

Di Marianna Visconti, 26 novembre 2020


Cari #lettori e Care #lettrici, benvenut* alla rubrica del blog che dà voce agli autori e alle autrici: Le interviste di Lego et Cogito. Nell'articolo di oggi vi riporto il dialogo con Pietro Bargagli Stoffi, autore emergente che ha debuttato con Uropia.

👉 Ecco un estratto: Chi è il lettore o la lettrice ideale di “Uropia”? Il mio romanzo è certamente un thriller: tutti gli amanti della suspense e dell’azione si troveranno a loro agio. Ma nei rapporti tra i personaggi in maniera naturale si sviluppano inevitabilmente parti di vera e propria spy-story, di giallo poliziesco, di psico-thriller, che soddisferanno e sorprenderanno anche gli appassionati di questi generi. Non dimentichiamo poi che è una distopia ambientata nel futuro prossimo: i lettori seriali di distopie troveranno quel che cercano.

MA per saperne di più e capire se è il libro che fa al caso vostro vi rinvio al blog: link https://legoetcogito17.blogspot.com/2020/11/Intervista-a-Pietro-Bargagli-Stoffi.html ❤️

sabato 28 novembre 2020

Video: "La bottega di Maastricht" di @durezzadelviver, su Libertà di pensiero MDN

La bottega di Maastricht

@durezzadelviver Il tema del video è in generale la distruzione del lavoro autonomo e del commercio al dettaglio ad opera del grande capitale, attraverso il trattato di Maastricht e la legislazione italiana che ne è conseguita, sino alla crisi Covid, in cui i "ristori" attuati dal governo sono evidentemente insufficienti.

martedì 24 novembre 2020

Come i servizi segreti stanno cambiando il mondo: strutture e tecniche di nuova generazione, un libro.

I principali servizi segreti e i nuovi scenari mondiali

PRESSENZA 23.11.2020 - Damiano Mazzotti



Aldo Giannuli è uno storico specializzato nello studio dei servizi segreti e nel 2018 scrisse un saggio profetico: “Come i servizi segreti stanno cambiando il mondo” (Ponte alle Grazie, 260 pagine).
I servizi segreti degli Stati moderni sono nati dai servizi d’informazione militari della prima guerra mondiale e sono stati istituzionalizzati a livello civile poco prima o poco dopo la seconda guerra mondiale. Poi venne la Guerra Fredda e la politica delle guerre rivoluzionarie, anche in alcuni paesi non allineati agli Stati Uniti, con risultati altalenanti per gli Usa.
Di conseguenza si affinarono due fattori decisivi: “la nozione di “strategia indiretta” e l’idea dell’uso combinato di vari strumenti di pressione nella guerra coperta, nella quale si registrava una pausa solo momentanea” (p. 26). Negli ultimi anni i servizi segreti hanno “consolidato il ruolo strategico e di primo piano nei comandi militari” (p. 26).

Quindi si è arrivati alla concezione di “guerra asimmetrica” multiforme e proteiforme, espressa in un saggio militare cinese oramai famoso (Qiao Liang e Wang Xiangsui, sono probabilmente nomi di copertura, http://gnosis.aisi.gov.it/sito/Rivista24.nsf/servnavig/31). La guerra aerea americana attuata in Kosovo, forse non è più applicabile: “funzionò, ma servi a cinesi e russi per capire i punti deboli dell’aereo invisibile e a Gheddafi per sperimentare una tattica di combattimento per una guerra tutta aerea” (p. 125). Infatti Gheddafi morì dopo sei mesi e più di dodicimila missioni aeree, con costi spropositati (p. 148).
L’attuale dottrina militare cinese utilizza i servizi segreti come punta di diamante delle loro operazioni militari non convenzionali, che spaziano in ogni sfera umana: politica, economia, sociologia, psicologia, biologia, comunicazione, eccetera (p. 31).
Inizia così la guerra senza limiti, di spazio e di tempo, che coinvolge tutti e tutto, seguendo la regola del minimo sforzo, della minima spesa, del minimo coinvolgimento diretto e della minima visibilità operativa, e di forte impatto mediatico. Detto con le parole dei due colonnelli cinesi: “il centro di gravità dell’assalto è sempre un punto che provocherà un profondo shock psicologico nell’avversario” (citazione di p. 32).

Per quanto riguarda gli Stati Uniti si sa che “la CIA è stata dotata di una flotta di ottanta droni con i quali sono state compiute centinaia di missioni. I servizi segreti hanno sempre compiuto operazioni omicide” (p. 46). Ma la rete organizzativa più pervasiva è sicuramente rappresentata da “Echelon, che per i servizi segreti significò il sopravvento della SIGINT sull’HUMINT: l’estesa rete di intercettazioni rendeva obsolete le fonti umane, o così sembrò sino all’11 settembre 2001 quando l’ombrello di Echelon non si dimostrò in grado di cogliere i segnali dell’attentato” (a mio parere nessuno può escludere che si sia trattato di un inside job americano attuato da servizi deviati).
Naturalmente i servizi americani operano in stretta sinergia con i servizi israeliani, soprattutto nel campo dell’innovazione tecnologica nella sorveglianza e nella ricerca e sviluppo di tecnologie dirompenti: https://www.agoravox.it/Start-up-Nation-Israele-e-i.html.
“Il Mossad ufficialmente non esiste”, ma per capire le abilità estreme di questa organizzazione basta citare questo caso: il “suo agente Eli Cohen che, sotto falsa identità, riuscì a scalare le gerarchie siriane sino a entrare nel governo”. Poi fu impiccato (p. 95, naturalmente in Israele lo considerano un eroe). Il Mossad ha dato inizio alla strategia degli omicidi mirati, anche pubblicizzati, e il target killing è stato poi istituzionalizzato dagli Stati Uniti (occorre la firma presidenziale).

In Usa, nel caso di pericolo per la sicurezza nazionale, si utilizzano i droni della CIA per colpire qualsiasi persona in quasi tutto il pianeta. Quindi “la guerra è sempre anche rappresentazione e lo è ancora di più oggi, nella società dell’immagine” (p. 125). Naturalmente la politica “non è mai separabile dalla dimensione della forza, soprattutto della forza militare” (p. 126).
E veniamo alla Cina: grazie alle diramazioni economiche della globalizzazione “il sistema di intelligence cinese è uno dei più sofisticati al mondo, articolato in una complessa serie di organismi sia di partito che di Stato e di enti economici e finanziari” (p. 87). La cabina di regia quasi a senso unico del piccolo Comitato di partito, può avere vantaggi nel coordinamento a breve e a medio termine, ma può determinare una visione imprecisa nel raggiungere gli obiettivi a lungo termine, come avvenne per i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. In ogni caso è stato lo spionaggio industriale a favorire la crescita della Cina, molto più dei bassi salari iniziali (p. 88).
Comunque alcuni paesi asiatici hanno salari molto più bassi di quelli cinesi e l’intelligence cinese si è quindi concentrata sul settore finanziario, “che ha permesso di acquisire informazioni determinanti per la politica di shopping di aziende, società finanziarie, strutture logistiche, alberghi e anche squadre di calcio” in tutto il mondo (p. 89). Però la Cina non apre alle acquisizioni straniere in patria e tutte le multinazionali non cinesi hanno vita molto dura in Cina (dal punto di vista accademico una vera multinazionale ha un capitale misto di almeno due nazioni diverse).

La Russia non è da sottovalutare, grazie alle grandi predisposizioni informatiche e diplomatiche. L’arte geopolitica russa di oggi si concentra nel “generare uno stato continuo di confusione nell’avversario: contrapporre le istituzioni fra loro, alimentare campagne fortemente divisive, disorientare l’opinione pubblica… alimentare le sfiducia degli investitori stranieri, suscitare scandali nella classe di governo” (p. 81, però tutto queste operazioni vengono fatte da molti Stati).
Bisogna tenere presente che in varie regioni del mondo, dal 2014 al 2017, ben sei ambasciatori russi e una quarantina di personalità russe, sono morte in circostanze più o meno strane (p. 121). Negli ultimi anni non sono nate alleanze geopolitiche solide, ma banali coalizioni provvisorie basate su alcuni interessi nazionali: “ci sono solo convergenze occasionali e parziali, destinate a lasciare subito il passo a nuove convergenze opposte alle precedenti.

venerdì 20 novembre 2020

BCE annuncia l'Euro digitale e si affretta a precisare "Non sostituirà il cash". Per ora.

A digital euro

"Even if a digital euro has not been necessary so far, we should be ready if and when developments make one necessary."


The ECB, as guardian of the euro, provides currency in two forms: we issue banknotes and we transfer electronic deposits to banks and other financial institutions.
Digitalisation has spread to every corner of our lives and transformed how we pay. In this new era, a digital euro would guarantee that citizens in the euro area can maintain free access to a simple, universally accepted, safe and trusted means of payment.
A digital euro would be an electronic form of central bank money accessible to all citizens and firms – like banknotes but in a digital form. It is not meant to replace cash, but rather to complement it. Together, they give people more choices about how to pay, and make it easier for them to do so, increasing financial inclusion.
The Eurosystem will continue to ensure that all citizens have access to euro banknotes and coins across the euro area. “The euro belongs to Europeans and we are its guardian. We should be prepared to issue a digital euro, should the need arise.” Christine Lagarde, President of the ECB

Why a digital euro?
A digital euro would make your daily payments faster, easier and more secure. It could support the digitalisation of the European economy and actively encourage innovation in retail payments. The ECB and the national central banks of the euro area are exploring the benefits and risks so that money continues to serve Europeans well. Report on a digital euro

What are other benefits of a digital euro?
A digital euro would preserve the benefits that the euro provides to all of us. It would help to deal with situations in which people no longer prefer cash. It would help cushion the impact of extreme events – such as natural disasters or pandemics – when traditional payment services may no longer function. It could also be crucial if people were to turn to foreign digital means of payment, which might undermine financial stability and monetary sovereignty in the euro area.

When will it be ready?
During the preparation phase, we are working on the concept, starting practical experimentation on possible designs, and discussing with stakeholders and international partners. Towards the middle of 2021 we will decide whether to launch a digital euro project. This will be followed by an investigation phase on user requirements and service providers.
It would take time to develop a safe, accessible and efficient digital currency. We will ensure that the systems we use to pay keep up with the needs of the people who use them. “We need to make sure that our currency is fit for the future. Inaction is not an option.” Fabio Panetta, ECB Executive Board Member

What might it look like?
It is too early to identify any specific type of digital euro. Experts from the ECB and the national central banks of the euro area have laid down a number of basic requirements for a digital euro, such as easy accessibility, robustness, safety, efficiency, privacy and compliance with the law. These will help us to define what it might look like.
Even if a digital euro has not been necessary so far, we should be ready if and when developments make one necessary.

Will the ECB manage a digital euro?
The ECB is the custodian of the euro, be it as banknotes or in digital form, on behalf of the people of Europe. We want to make sure the value of our money is preserved and that any form of digital euro is ultimately safeguarded and regulated by the central bank. Whatever the design and the functioning of a digital euro, it would be an electronic form of central bank money, accessible to all citizens and firms – like banknotes but in a digital form – to make their daily payments in a fast, easy and secure way.

Why would a digital euro not be a crypto-asset?
Crypto-assets are fundamentally different from central bank money: their prices are volatile because they lack any intrinsic value and there is no reliable institution backing them.
People using a digital euro would have the same level of confidence as with cash, since they are both backed by a central bank, which is something crypto-assets such as stablecoins cannot provide.

Read the Report on a digital euro:

A new horizon for pan-European payments Payments are undergoing a fundamental change, and central banks have a key role to play in this process.
European payments must be underpinned by a competitive and innovative market capable of meeting consumer demand while preserving European sovereignty. In this context we have set out a comprehensive payments strategy for the digital age.