"In Europa ci sono già i presupposti per l'esplosione di un conflitto sociale. Questo è il seme del malcontento, dell'egoismo e della disperazione che la classe politica e la classe dirigente hanno sparso. Questo è terreno fertile per la xenofobia, la violenza, il terrorismo interno, il successo del populismo e dell'estremismo politico."

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lunedì 30 novembre 2020

Intervista di Marianna Visconti (@LegoetCogito.Blog) a Pietro Bargagli Stoffi

Le interviste di Lego et Cogito: Pietro Bargagli Stoffi

Di Marianna Visconti, 26 novembre 2020


Cari #lettori e Care #lettrici, benvenut* alla rubrica del blog che dà voce agli autori e alle autrici: Le interviste di Lego et Cogito. Nell'articolo di oggi vi riporto il dialogo con Pietro Bargagli Stoffi, autore emergente che ha debuttato con Uropia.

👉 Ecco un estratto: Chi è il lettore o la lettrice ideale di “Uropia”? Il mio romanzo è certamente un thriller: tutti gli amanti della suspense e dell’azione si troveranno a loro agio. Ma nei rapporti tra i personaggi in maniera naturale si sviluppano inevitabilmente parti di vera e propria spy-story, di giallo poliziesco, di psico-thriller, che soddisferanno e sorprenderanno anche gli appassionati di questi generi. Non dimentichiamo poi che è una distopia ambientata nel futuro prossimo: i lettori seriali di distopie troveranno quel che cercano.

MA per saperne di più e capire se è il libro che fa al caso vostro vi rinvio al blog: link https://legoetcogito17.blogspot.com/2020/11/Intervista-a-Pietro-Bargagli-Stoffi.html ❤️

lunedì 3 agosto 2020

I rapporti tra Turchia e Nato: dal romanzo alla realtà?

Cacciare la Turchia dalla NATO?

Da Analisi Difesa, 15 luglio 2020 di Giuseppe Cucchi



 

Cacciare la Turchia dalla NATO è indubbiamente una tentazione che si fa di giorno in giorno più incalzante, alimentata dal modo in cui il Paese anatolico, e soprattutto il suo “uomo forte” procedono sulla scena della politica internazionale, del tutto indifferenti al danno o al fastidio che alcuni dei loro atti possono provocare a quelli che – almeno in teoria – sono ancora formalmente loro alleati a tutti gli effetti.

Sono ormai parecchi anni che le cose procedono in questo modo e che l’Alleanza è sottoposta da Ankara a continue provocazioni e ricatti. Per non parlare poi di quelli che, pur senza interessare direttamente il Patto Atlantico, feriscono tuttavia o il suo pilastro europeo o quello di oltre Oceano.


Così gli Stati Uniti si sono visti negare in più occasioni l’uso di basi che pure in alcuni momenti sarebbero risultate preziose. Un rifiuto, tra l’altro, che in alcuni casi si è anche chiaramente configurato come un sostegno indiretto fornito da Erdogan a regimi o movimenti islamici estremisti.

Così l’Unione Europea è stata e rimane costantemente sottoposta al ricatto dei profughi-migranti che ha avuto il torto di accettare la prima volta invece di sigillare ermeticamente le proprie frontiere e mandare al diavolo chi proponeva il baratto. Ed in materia di ricatti si sa che chi cede una volta…..

Così l’intero Occidente ha dovuto accettare prima che Ankara si crogiolasse con l’ISIS in una apparente neutralità che in molte occasioni sconfinava in aperta complicità, poi che essa attaccasse, oltretutto servendosi per buona parte di milizie irregolari legate all’estremismo islamico, quei curdi che erano stati i nostri migliori alleati nel crogiolo medio orientale.

Così una serie di decisioni unilaterali di Ankara ha portato il disordine nelle acque mediterranee, cambiato le carte sul tavolo in Libia, ridato fiato ad una “Fratellanza Musulmana” che si sperava ridotta agli estremi e, ultimamente, restituito alla condizione di moschea la chiesa di Santa Sofia ad Istanbul, nonostante ciò potesse suonare come uno schiaffo deliberatamente inflitto all’intero ecumene cattolico ed ortodosso.

Quanto all’Alleanza Atlantica poi, essa è stata direttamente ferita dalla decisione di Erdogan di acquistare armamenti controaerei e reattori nucleari in Russia, una decisione su cui il Presidente turco non ha più acconsentito a ritornare nonostante gli sia costata il blocco della prevista fornitura statunitense di aerei F-35.

Ce ne è abbastanza per iniziare a considerare la Turchia non più come un fedele alleato, come essa era vista ai tempi di quel controllo militare sul paese di fronte a cui le nostre democrazie storcevano il naso incapaci di rendersi conto della sua funzione di estrema garanzia, bensì come un pericolo immanente, un costante elemento di destabilizzazione per tutta quella area mediterranea che per la NATO è di estremo interesse?

Certamente sì, e sarebbe a questo punto anche il caso di chiederci che cosa ci stia a fare un membro di questo genere in seno ad una Alleanza che dovrebbe essere il faro della sicurezza, della stabilità e della democrazia in tutta l’area Nord Atlantica.

Oltretutto lo status di membro della Turchia potrebbe permetterle , in un domani che si spera resti ipotetico, di paralizzare qualsiasi eventuale azione dell’Alleanza che risulti  non di suo gradimento .
Non sembra comunque che l’urgenza del problema di che cosa fare di questo alleato a dir poco scomodo sia sentita come tale dai vertici della NATO che sino ad oggi, probabilmente procedendo su una linea condivisa con il “Grande Fratello” americano, si sono rifiutati di iniziare qualsiasi discussione anche informale al riguardo.

A chi poneva dall’esterno la domanda sono state cosi opposte costantemente le medesime due obiezioni. La prima, di carattere formale, consiste nel fatto che il Trattato del Nord Atlantico, pur prevedendo esplicitamente il caso e la procedura per il ritiro volontario di un membro dall’Alleanza, non si esprime invece sull’eventualità che esso venga invitato, o costretto, ad andarsene dalla volontà congiunta di tutti gli altri associati.

Quello che non viene mai indicato è però come un altro articolo sancisca come basterebbe la richiesta di un solo partner per aprire la via ad una eventuale revisione che consenta di rimediare alla mancanza.
La seconda obiezione, di carattere storico/pratico questa volta, è centrata poi sul modo in cui, anche nei momenti più delicati della sua e della loro storia, la NATO non abbia mai considerato provvedimenti tanto drastici nei riguardi dei propri membri.

Al massimo essa si è limitata ad applicare nei loro confronti quella specie di “periodo di quarantena” non dichiarato che nella pratica, anche se non formalmente, li escludeva dalle maggiori decisioni.
Si trattò di un provvedimento che venne a suo tempo utilizzato verso la “Grecia dei Colonnelli”, verso il “Portogallo della rivoluzione dei garofani ” ed anche nei riguardi dell’Italia, per lo meno nel 1976 allorché sembrava che il PCI di Berlinguer potesse diventare maggioritario nel nostro paese.

Anche qui vi è comunque qualcosa che non viene detto esplicitamente. La quarantena dei reprobi di turno fu resa infatti possibile da una silente approvazione del provvedimento da parte degli interessati che trovarono più conveniente tacere e continuare a rimanere membri piuttosto che finire col rischiare di mettere in discussione la loro appartenenza alla Alleanza, con tutto ciò che da tale condizione derivava.

 

Non sembra che in questo momento tale sia il caso né della Turchia né del Presidente Erdogan che ne è l’espressione pubblica di vertice.  Basta far mente locale alla feroce arroganza con cui egli ha definito “intromissione negli affari interni turchi ” le civili proteste di buona parte del mondo nei riguardi della trasformazione in moschea di Santa Sofia per rendersi infatti conto di come Ankara reagirebbe nel vedersi silenziosamente esclusa dai giochi maggiori della Alleanza.

Cosa fare allora? E per quanto continuare a sopportare un rosario di eventi e di forzature collegate l’una all’altra che ricorda molto tanto nel modo, quanto negli effetti, quanto infine nell’impatto sulla opinione pubblica occidentale quello che fu il comportamento delle grandi dittature europee negli anni Trenta del secolo scorso?

Certo, perdere la Turchia significherebbe lasciare quasi sguarnito il fianco sud-est della nostra Alleanza e ciò potrebbe rivelarsi poco prudente, almeno sino a quando rimarranno aperti con la Russia i vari contenziosi in atto.

 

Link originale: https://www.analisidifesa.it/2020/07/cacciare-la-turchia-dalla-nato/

sabato 18 luglio 2020

La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia



"È mio desiderio e mio dovere parlare a tutti voi apertamente di ciò che sta accadendo alla radio e alla televisione, e se quello che dico è irresponsabile, allora io solo sono da ritenere responsabile. La nostra storia sarà quella che noi vogliamo che sia.

E se fra cinquanta, o cento anni degli storici vedranno le registrazioni settimanali di tutti e tre i nostri network, si ritroveranno di fronte a immagini in bianco e nero o a colori, prova della decadenza, della vacuità e dell'isolamento dalla realtà del mondo in cui viviamo.

Al momento attuale siamo tutti grassi, benestanti, compiaciuti e compiacenti.

C'è un'allergia insita in noi alle notizie spiacevoli o disturbanti, e i nostri mass media riflettono questa tendenza.

Ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l'abbondanza e non riconosciamo che la televisione soprattutto viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci, isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando ormai sarà troppo tardi per rimediare.


Ho iniziato dicendo che la storia la facciamo noi.

Se continueremo così, la storia prima o poi si vendicherà e il castigo non impiegherà molto ad arrivare.

Una volta tanto elogiamo l'importanza delle idee e dell'informazione.

Sogniamo anche che una qualche domenica sera lo spazio occupato normalmente da Ed Sullivan sia occupato da un attento sondaggio sullo stato dell'istruzione in America.

E che una o due settimane dopo lo spazio occupato normalmente da Steve Allen sia dedicato a uno studio approfondito della politica americana in Medio Oriente.

Forse l'immagine dei rispettivi sponsor ne risulterebbe danneggiata? Forse i loro azionisti si lamenterebbero e infurierebbero?

Che cosa potrebbe succedere oltre al fatto che qualche milione di persone sarebbe più informato su argomenti che possono determinare il futuro di questo paese e di conseguenza anche il futuro di queste aziende.

A coloro che dicono: la gente non starebbe a guardare, non sarebbe interessata, è troppo compiaciuta, indifferente e isolata, io posso solo rispondere: ci sono, secondo la mia opinione, delle prove inconfutabili contro questa tesi.

Ma anche se avessero ragione, che cosa avrebbero da perdere?

Perché se avessero ragione e questo strumento non servisse a nulla se non a intrattenere, divertire e isolare, i suoi effetti positivi si starebbero dissolvendo e presto la nostra battaglia sarebbe perduta.

Questo strumento può insegnare, può illuminare, sì, può anche essere fonte di ispirazione, ma può farlo solo ed esclusivamente se l'essere umano deciderà di utilizzarlo per questi scopi. Altrimenti non è che un ammasso di fili elettrici e valvole in una scatola. Buona notte e buona fortuna."


Edward R. Murrow (David Strathairn) dal film „Good night, and good luck“

 

venerdì 15 maggio 2020

Come l'Intelligenza Artificiale può essere la porta d'accesso alla dittatura globale

Il film documentario di Tonje Hessen Schei racconta di intelligenza artificiale, potere e controllo sociale.
Con un accesso unico al settore dell'IA in piena espansione, mostra come la tecnologia più potente di tutti i tempi stia cambiando la nostra società, il nostro futuro e la nostra immagine di noi stessi.




Molti agenti digitali facilitano la nostra vita quotidiana.  Ci guidano, alimentati da un potere invisibile chiamato intelligenza artificiale.
Il documentario "iHuman" accompagna i pionieri dell'IA di questa rivoluzione silenziosa nello sviluppo e nell'implementazione della nuova tecnologia. Così facendo, non solo cambiano radicalmente il mondo esterno, ma anche il modo in cui le persone vedono se stesse. Chi sviluppa quali codici per il nostro futuro? In che modo l'IA influenza chi siamo noi umani? "iHuman" richiama l'attenzione su un conflitto crescente.
Da un lato, giganti della tecnologia come Google sostengono che l'IA è necessaria per combattere catastrofi globali come il cambiamento climatico, il cancro e la fame. D'altra parte, pionieri come Bill Gates e Elon Musk vedono ora l'intelligenza artificiale come la più grande minaccia per l'umanità. "iHuman" si chiede quali siano le conseguenze della concentrazione del potere nell'industria dell'IA multimiliardaria, che non conosce quasi nessuna regolamentazione e trasparenza da parte del governo.
Alcuni esperti paragonano l'IA alla bomba atomica, poiché nessuno può prevedere le conseguenze di questa nuova tecnologia. Ilya Sutskever è responsabile della ricerca presso OpenAI, una società fondata da Elon Musk per la "buona intelligenza artificiale". Jürgen Schmidhuber è chiamato il "padre dell'intelligenza artificiale" perché ha inventato le reti neurali che hanno rivoluzionato lo sviluppo dell'IA. "iHuman" accompagna i due principali informatici nel loro lavoro su una super intelligenza. Esperti e scienziati come Max Tegmark, Kara Swisher, Michal Kosinski, Stuart Russell, Ben Wizner, Hao Li, Ben Goertzel e Philip Alston entrano nel controverso dibattito sui pericoli e le opportunità dell'IA. Chi deciderà della vita delle persone in futuro?

mercoledì 30 ottobre 2019

WhatsApp come strumento di sorveglianza di massa

Spyware e sorveglianza di massa: WhatsApp denuncia l’israeliana NSO Group

30 Ottobre 2019, di Fabio Fabbri, fonte Key4Biz



L’accusa è che la società israeliana abbia sfruttato una vulnerabilità in WhatsApp per spiare 1.400 smartphone, con il doppio scopo di infettare altri device appartenenti ad attivisti dei diritti umani, ma anche avvocati e politici, per raccogliere dati personali e sensibili.

Lo scorso maggio la notizia di WhatsApp “bucato” ha fatto il giro del mondo. Sfruttando un punto debole nella funzione di chiamata vocale, uno spyware denominato “Pegasus” ha sostanzialmente sorvegliato di nascosto un gran numero di utenti appartenenti a categorie di elevato profilo civile e politico. Le vittime della “spiata di massa” sono state soprattutto personalità impegnate nella difesa dei diritti civili, giornalisti, avvocati, attivisti, investigatori internazionali, movimenti e gruppi di opposizione politica, manager, imprenditori, organizzazioni della società civile e altre figure chiave attive nel settore.

Ora, si legge sul profilo LinkedIn di Nicola Vanin, esperto di Data Governance and Information security, WhatsApp ha annunciato che porterà in aula di tribunale la NSO Group, una società israeliana leader mondiale nella creazione di malware destinati a telefoni cellulari e dispositivi.
Secondo i ricercatori WhatsApp, infatti, dietro agli attacchi subiti nei mesi scorsi spunta proprio la NSO Group con i suoi server.
L’accusa è che la NSO ha volontariamente sfruttato una vulnerabilità per colpire circa 1.400 smartphone con un malware progettato per infettare allo scopo di condurre la sorveglianza su utenti specifici di WhatsApp. L’hacking, in sostanza, ha consentito a NSO Group e ai suoi clienti di spiare messaggi, email e telefonate, nonché le telecamere e microfoni dei dispositivi in questione.
La NSO, ha dichiarato sul Washington Post il vice presidente e product manager del Gruppo Facebook, Will Cathcart, “ha preso di mira almeno un centinaio di difensori dei diritti umani, giornalisti e altri membri della società civile in tutto il mondo“.
La società israeliana ha quindi avuto accesso ai server WhatsApp e li ha utilizzati al fine di emulare il traffico di rete legittimo e le chiamate di WhatsApp come parte delle operazioni per infettare i dispositivi di destinazione. Un lavoro considerato dagli esperti “di alto livello”, perché il codice dannoso era embeddato all’interno delle chiamate stesse.

La NSO si è sempre difesa affermando che il software incriminato (“Pegasus”) è stato venduto ad agenzie governative e forze dell’ordine di vari Paesi, che sono responsabili direttamente dell’uso che ne fanno. Sostenendo anzi di contribuire ampiamente alla lotta al terrorismo e altri reati odiosi, come la pedofilia in rete, proprio grazie a questa tecnologia.
Il dubbio è che tale presunta missione pro bono nasconda invece torbidi interessi, legati allo spionaggio internazionale, alla sorveglianza di singoli soggetti e/o organizzazioni, attive come detto nell’ambito della tutela dei diritti umani, e alla raccolta di informazioni sensibili senza alcuna autorizzazione, anche a scopo di ritorsione e minaccia.
Una storia, tra molte altre, di spionaggio ai danni di liberi cittadini, permessa da tecnologie di utilizzo quotidiano, i nostri device personali. Un argomento delicato, che andrebbe approfondito, soprattutto da un punto di vista giuridico, regolatorio e certamente culturale.
Un campanello d’allarme che suona da troppo tempo, sia per i Governi, sia per le stesse aziende tecnologiche, perché il solo fatto che esistano e vengano venduti regolarmente strumenti per la sorveglianza del prossimo è un fatto grave, una minaccia concreta alle libertà fondamentali di tutti noi.