"In Europa ci sono già i presupposti per l'esplosione di un conflitto sociale. Questo è il seme del malcontento, dell'egoismo e della disperazione che la classe politica e la classe dirigente hanno sparso. Questo è terreno fertile per la xenofobia, la violenza, il terrorismo interno, il successo del populismo e dell'estremismo politico."

lunedì 16 marzo 2020

#Euroleaks: le registrazioni complete dell'Eurogroup del 2015 rese pubbliche.

"Oggi, 14 marzo 2020, il Movimento per la democrazia in Europa 2025 (DiEM25) pubblica i file audio completi delle riunioni dell'Eurogruppo di Yanis Varoufakis nel 2015 su: euroleaks.diem25.org!

Nel corso del 2015 Yanis Varoufakis ha partecipato a tredici incontri dell'Eurogruppo. Dopo i primi tre incontri dell'Eurogruppo è stato chiaro che non si è fatto alcun verbale!

Questo tipo di azione intransparente da parte di un gruppo di politici non eletti che influenzano tutta la nostra vita è inaccettabile. Per questo motivo DiEM25 pubblica oggi le registrazioni delle riunioni dell'Eurogruppo a partire dal 2015.

Due aspetti particolari devono essere sottolineati:

Il nuovo governo greco di destra di Nea Dimokratia ha più volte cercato di dare la colpa delle politiche economiche fallite di SYRIZA al negoziato di Yanis Varoufakis del 2015 per un accordo migliore che avesse più senso di quello della Troika, ripetutamente fallito, orientato all'austerità. In breve, stanno accusando l'unico che si è opposto all'assurdità delle politiche di austerità, per i risultati delle politiche di austerità!
La comunità europea è ancora intrappolata in massicci programmi di austerità, che in molti Paesi hanno portato a una rinascita del populismo di destra. Con tutte le conseguenze che si possono osservare al confine greco-turco: disumanità e xenofobia.
Le decisioni di allora hanno avuto un impatto duraturo non solo sulla popolazione greca, ma su tutti gli europei.

Quello che vogliamo ottenere con la pubblicazione delle registrazioni non è altro che la democratizzazione dell'UE! Solo attraverso la trasparenza è possibile per i parlamentari eletti prendere decisioni fondamentali.

DiEM25, in quanto organizzazione paneuropea, ha un interesse particolare a ripristinare la fiducia dei cittadini europei nelle sue istituzioni e a far sì che l'Europa diventi finalmente ciò che finora non è riuscita a diventare: Una comunità che serve i popoli d'Europa e crea un futuro migliore per tutti i cittadini, non solo per le istituzioni finanziarie e i potenti interessi personali.

Brexit è successo e dobbiamo fare in modo che l'Unione europea non continui a perdersi in piccoli battibecchi in cui nessun paese emergerà vincitore.

Negli ultimi anni si è persa molta fiducia. Con questa iniziativa non vogliamo fare il gioco degli euroscettici, ma piuttosto fare in modo che, muovendoci verso una maggiore trasparenza e democrazia, si riconquistino la fiducia e la fiducia dei cittadini.

Euroleaks è un campanello d'allarme per tutti i politici d'Europa affinché siano di nuovo al servizio dei cittadini europei e li rendano consapevoli di tutte le decisioni importanti che li riguardano.

I cittadini europei hanno il diritto di sapere cosa è stato deciso a porte chiuse e come si ripercuote su di loro oggi. Per migliorare le cose in futuro ed evitare questi errori per il futuro. Questo è l'unico modo per salvare l'Europa e l'UE!

Diem25 - audio completo e trascrizioni disponibili su https://euroleaks.diem25.org/."

Link originale: https://diem25.org/euroleaks-the-full-2015-eurogroup-recordings-now-public/


sabato 14 marzo 2020

Un eBook di "Uropia il protocollo Maynards" gratis, per tutti.

EBOOK IN REGALO
La casa editrice del libro di Uropia il protocollo Maynards (Bibliotheka edizioni) ha lanciato l'iniziativa "Un e-book contro il Coronavirus".



Ognuno di voi può avere un e-book in regalo: non solo "Uropia il protocollo Maynards".
Basta scrivere una mail a vendite@bibliotheka.it con i propri dati e il titolo del libro.
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venerdì 13 marzo 2020

"Uno stato in cui tutti sono sospettati è sospetto a sua volta". A Burkhard Hirsch (1930-2020)

"Non c'è libertà individuale senza libertà sociale. La tutela della privacy e dei diritti di libertà individuale non è un individualismo solitario. Sono parte della dignità umana. [...]
Anche la buona coscienza di molti cittadini non cambia questo [...] Vogliono pagare per la propria sicurezza con la libertà degli altri. Questo è un imbroglio politico."

Wehret dem bitteren Ende! DIE ZEIT, 3. März 2005



Burkhard Hirsch (* 29 maggio 1930 a Magdeburgo; † 11 marzo 2020 a Düsseldorf) era un politico tedesco (FDP). È stato ministro dell'Interno della Renania Settentrionale-Westfalia dal 1975 al 1980 e vicepresidente del Bundestag tedesco dal 1994 al 1998.
Si è battuto per la protezione dei diritti civili democratici e si è opposto alle misure di sorveglianza statale che minano questi diritti.

Link: https://de.wikipedia.org/wiki/Burkhard_Hirsch

giovedì 12 marzo 2020

QED III: corollario su pandemia, cessione di sovranità, sorveglianza di massa

A corollario del mio post del 1 marzo "QED: come le pandemie possono essere uno strumento per instaurare una società di sorveglianza di massa", posto questo interessante contributo del giurista Prof. Ugo Mattei sul pericolo della decretazione d'urgenza e sullo stato di eccezione derivante dalla pandemia del Corona Virus:

DA QUESTO STATO DI ECCEZIONE NON SI TORNA INDIETRO - Ugo Mattei

martedì 10 marzo 2020

La sovranità ha ancora un senso, anche in un mondo globalizzato

Sovereignty still makes sense,
even in a globalised world
The great empires of the past have expired, and nation states remain

FINANCIAL TIMES, Robert Tombs, Jily 4 2017



National sovereignty was long ago consigned to the dustbin of history. “The days are for great empires, and not for little states,” proclaimed Joseph Chamberlain, Britain’s colonial secretary, in 1902. Today, every one of those great empires has gone, and the little states remain. Yet Chamberlain’s belief has proved tenacious. Some of Chamberlain’s young imperialist acolytes continued to preach the message, in old age supporting European federalism.
Little states offended all who thought in terms of rationality, order and power rather than of disorderly democracy: these included diplomats, administrators, economists and academics of right and left. Sovereignty was blamed for world war. Supranational systems, on the other hand, would maintain peace.
The reality was different.
Both world wars emerged from the internal dynamics of authoritarian empires, not from popular nationalism: war was deeply unpopular, even in Hitler’s Reich. Utopian attempts to create a supranational world order bore little fruit. Yet the vision persisted. Defenders of the EU insist that it has kept the peace and that its breakdown would return our continent to the nationalist turmoil of the 1930s.
In fact the EU is the result, not the cause, of a peace created by the democratic nation-states that crushed Nazi Germany and set up Nato.

Imperialist and federalist schemes have all run up against national sovereignty and democracy, the two sides of the same political coin. Chamberlain doubtless believed that people were better off in a supranational system directed by a high-minded elite. But even if he was right, in most of the world that argument has long been lost. Perhaps the British empire was the creator of the “modern world”, but as soon as they could its subject peoples left it. The remarkable political achievement of the EU was to persuade most Europeans — who in some cases had fought for their national sovereignty — that this sovereignty no longer mattered, that it was an illusion, that it could safely be “pooled” within the EU, and that anyway trying to exercise it would bring disaster.
Last year, the people of Britain decided, by a small majority, to take that risk. Questions have emerged about their newly asserted sovereignty. How is it exercised, and by whom? Scottish nationalists claim their own sovereign rights. Opponents of Brexit espouse an extreme version of parliamentary sovereignty. Brexit voters regard a direct popular vote as the ultimate expression of sovereignty. The distant origins of national sovereignty are misty and intangible; but most of us would probably accept that popular consent is its core.

But is this misty sovereignty simply an outdated political myth? We are often told that in “today’s global world” national sovereignty is meaningless as borders become irrelevant and powers shift towards international and non-state bodies. This is surely an ideological dogma more than a dispassionate observation. The amount of power states can exercise over even major economic forces is considerable, and certainly far greater than in the past. In most countries the state accounts for nearly half of gross domestic product, and quantitative easing has demonstrated the importance of monetary sovereignty.
Small states are flourishing: it is the big players that face fundamental problems. Even at the lowest estimate, the residual powers of sovereign states are of huge importance. The EU is claimed to have solved the problems of national sovereignty and power by pooling the former to augment the latter. But the solution is evidently not working. For many member countries, most obviously Greece, Spain, and Italy, the pooling of national sovereignty has meant devastating social, economic and political consequences.

Like a political black hole, the EU sucks sovereignty from its member states, but the pool of sovereignty drains away. If sovereignty confers the recognised right to take a final decision, who in the EU has that right? As Thomas Hobbes observed, “sovereign authority is not so hurtful as the want of it”; and nothing the EU does is as damaging as the things it fails to do. It cannot solve the problems created by the euro. It cannot control the movement or direct the equitable settlement of population either from outside or within.
The British empire has been memorably called “a brontosaurus with huge, vulnerable limbs which the central nervous system had little capacity to protect, direct or control”. The same could be said of the EU, whose weaknesses may destroy it. The old Austro-Hungarian empire could only hope to keep its peoples in a manageable state of dissatisfaction. The EU today faces a similar prospect. We must hope the parallel stops there.
Perhaps in a few years Europe’s elites will recognise that federalism has proved a blind alley, and that Europe’s best hope is as an association of democratic sovereign nations held together not by “directives” but by neighbourly solidarity. But don’t hold your breath.

domenica 8 marzo 2020

QED II: cedere sovranità all'Unione Europea è l'imperativo

"Bisogna che i governi nazionali si mettano in testa che va ceduta una parte di sovranità anche per gestire le questioni sanitarie"


https://www.la7.it/otto-e-mezzo/video/coronavirus-simona-bonafe-ci-vuole-piu-europa-per-avere-standard-comuni-massimo-giletti-ma-non-puo-03-03-2020-311009



In riferimento al mio post di domenica 1 marzo scorso "QED: come le pandemie possono essere uno strumento per instaurare una società di sorveglianza di massa" non sono tardate le dimostrazioni di quanto detto.
Come era prevedibile, la pandemia viene sfruttata per ripetere il mantra della "cessione di sovranità all'Unione Europea" con un'evidente accelerazione e simmetria.

„Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c'è una crisi in atto, visibile, conclamata.“
Mario Monti, discorso tenuto alla Luiss il 22 febbraio 2011, video dal min. 4:55 al min. 5:55 http://www.youtube.com/watch?v=STEvyznA2Ew


Sempre ricordando che i termini "Europa", "Unione Europea" e "unione monetaria" non sono sinonimo - al contrario del modo in cui invece vengono utilizzati - teniamo in mente il processo retorico e i suoi sviluppi fino ad oggi, notando la continua variazione dei motivi addotti:
Jens Wiedemann, 23 novembre 2018: “Se non siamo pronti a cedere sovranità all’Ue perché vogliamo essere liberi di decidere a livello nazionale come fa l’Italia sarà difficile condividere le responsabilità delle decisioni nazionali; e queste decisioni nazionali prese a livello individuale dai Paesi dovranno essere conformi all’Unione monetaria”.

Mario Monti 26 maggio 2015: "Non è per caso che forse le nostre democrazie (…) diventano di fatto incompatibili con l’integrazione internazionale e con l’integrazione Europea?"

Sergio Mattarella 28 luglio 2015: "Aprire il cantiere di una nuova governance dell’euro come vero e proprio governo, adeguato e democratico, della moneta unica".


Pier Carlo Padoan, 1 dicembre 2014: "Sono necessarie maggiori forme di integrazione: nell'unione di mercati di capitali e più in là in forme concrete di unione fiscale, che implicano cessioni importanti di sovranità".
Mario Draghi, 7 agosto 2014: "Per i Paesi dell'Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all'Europa per quanto riguarda le riforme strutturali".

venerdì 6 marzo 2020

La democrazia occidentale è (già) in pericolo

"Il punto di Moore è che non ha più colpa Putin di quanta non ne abbiano i democratici stessi, da Clinton al popolare Obama, fino ai sindacalisti e ai dirigenti di piccola taglia, immolati alla logica del compromesso e della moderazione anche quando lambisce la criminalità."



Consiglio vivamente la visione di Fahrenheit 11/9 di Michael Moore.
Non tanto per la retorica anti-Trumpiana di fondo che si può o non si può condividere, quanto per la lucida e disillusa analisi sulle connivenze dell'establishment dei DEM e dei media americani - a partire dai provvedimenti anti sociali e guerrafondai delle tanto popolari presidenze Clinton e Obama (a cui i loro agiografi però mai fanno riferimento) per arrivare alla candidatura di Hillary Clinton da parte del comitato elettorale del Partito Democratico, nonostante elle avesse perso le primarie contro Bernie Sanders in quasi tutti gli Stati del Paese - nell'impoverimento culturale, economico, politico e sociale del Paese, terreno fertile per la perdita di fiducia verso la politica in generale e la democrazia in particolare.
Non è necessario avere simpatia per Moore o condividerne le posizioni politiche per capire che qualcuno sta facendo implodere la democrazia occidentale per preparare qualcosa di diverso.  Prima di quanto possiamo immaginare.

https://www.la7.it/film-e-fiction/rivedila7/fahrenheit-119-05-03-2020-311303





Da Wikipedia:

Fahrenheit 11/9

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Fahrenheit 11/9
Fahrenheit 11-9.png
Titolo originaleFahrenheit 11/9
Lingua originaleInglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno2018
Durata120 min
Dati tecniciColore
rapporto: 1,78:1
Generedocumentario
RegiaMichael Moore
SoggettoMichael Moore
SceneggiaturaMichael Moore
ProduttoreMichael Moore
Distribuzione in italianoLucky Red
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Fahrenheit 11/9 è un film documentario statunitense del 2018 scritto e diretto da Michael Moore.
Dopo aver ripreso il tema delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016, già documentate nella sua precedente pellicola Michael Moore in TrumpLand, il regista prosegue raccontando la successiva presidenza di Donald Trump,[1][2][3] la cui elezione venne ufficialmente annunciata il 9 novembre 2016, data a cui fa riferimento il titolo del film il quale richiama il precedente film Fahrenheit 9/11 del 2004, con il quale Moore criticò la presidenza di George W. Bush e la sua politica nella guerra al terrorismo.[4]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il documentario inizia il 9 novembre 2016, il giorno successivo delle elezioni presidenziali statunitensi in cui Donald Trump è stato eletto 45º presidente degli stati Uniti d'America. Moore si interroga su come sia potuto succedere che Trump (definito nella locandina come un "tiranno, bugiardo e razzista" e paragonato a Hitler) abbia potuto "centrare la buca con un colpo solo". Con amara ironia viene rielaborata l'errata campagna elettorale del Partito Democratico, considerato il vero responsabile della vittoria di Trump.
Nel film viene ripreso inoltre il tema della crisi dell'acqua di Flint, gravemente contaminata dal piombo per colpa del malgoverno di politici senza scrupoli, che hanno messo in grande pericolo la salute di migliaia di bambini del Michigan. Moore si chiede come sia possibile uscire dall'attuale situazione politica e vede una possibile risposta per un riscatto nazionale nei movimenti giovanili sorti in seguito al massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School e che rivendicano il controllo delle armi.[5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fahrenheit 11/9, Trump quasi un Hitler - Cinema, in ANSA.it, 20 ottobre 2018. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  2. ^ 'Fahrenheit 11/9', Moore contro tutti: "Salvini razzista, Trump il peggio, la sinistra senza leader", in Repubblica.it, 20 ottobre 2018. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  3. ^ MYmovies.it, Fahrenheit 11/9, su MYmovies.it. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  4. ^ (EN) The Vexing Analogies of “Fahrenheit 11/9”, in The New Yorker. URL consultato il 22 ottobre 2018.
  5. ^ Emily Wheeler, Fahrenheit 11/9 Trailer, Film Inquiry, 3 settembre 2018. URL consultato il 3 settembre 2018.

Link originale: https://it.wikipedia.org/wiki/Fahrenheit_11/9